[I[Leonardo Loredan]I]. L'ultima notizia che ho trovato di questa piccola moneta nelle memorie di zecca è la terminazione che segue:
[I[ 1505. 31 Mai, in C. X. cum Add.]I]
[I[ Quod auctoritate hujus Consilii captum et deliberatimi sit quod cudi debeant in Cecha nostra ad praesentem usque ad summam ducatorum mille tornesiorum, necessariorum pro fabricis locorum nostrorum partium Orientis, et quod dentur extra, sicut deliberabitur per Dominium nostrum cum Collegio, juxta opportunitatem locorum praedictorum.]I]
Se il tornese del Loredan è veramente la moneta di questo doge alla quale ho applicalo quel nome, siccome l'unica che mi parve corrispondervi pel suo titolo e pel suo peso, è notabile come se ne scostasse il tipo dai precedenti. Il peso degli esemplari che ne esaminai varia da k. 2 a k. 2. 2, il diametro è di m. 0,015. Offre nel campo del diritto la figura stante del doge che tiene il vessillo, e intorno a cui è la scritta . LEONAR . LAVREDAN .; il titolo DVX è in caratteri verticalmente disposti lungo l'asta; dietro al doge le sigle BM in alcuni esemplari, ed in altri AB. Nel rovescio il San Marco in soldo attorniato dalla consueta leggenda + . S . MARCVS . VENETI . è chiuso in un ornamento di perline quadrilobato. Due esemplari di questo nummo erano presso il Gradenigo (Zanetti vol. II, p. 184, n. 134 e 135), altro è nella Marciana proveniente dal Pasqualigo, due altri n'esistono nella Raccolta Correr.
[T5] Grossetto per navigare.
Governante ancora la Repubblica Agostino Barbarigo, un'altra moneta divideva co' tornesi il molto favore che da due secoli e mezzo aveano questi ultimi acquistato ne' Veneti possedimenti; vo' dire il [I[grossetto per navegar]I]. Il decreto che ne ordina lo stampo, essendo esso pure inedito, e fissando l'epoca di questo pezzo, che lo Zon attribuiva erroneamente al 1489 circa (p. 40), tengo non inutile il riportarlo;
[I[ 1498, die XVI, martii C. X. cum Add.]I]
[I[ Quod auctoritate hujus Consilii captum sit et ita concedatur licentia, civibus et mercatoribus nostris tantum, possendi ponere in Cecha nostra argenta ad summam in totum marcharum sex mille cuneandarum in grossetis ad rationem librarum XXXIII pro qualibet marcha, quae capiat numerum centum sexaginta quinque grossetorum, quae omnis pecunia sit pro navigando tantum. Stampa vero ipsorum grossetorum ex omnibus illis, quae per Capita ordinabuntur magistris stamparum habeant elligi et fieri sicut videbitur et ordinabitur per Serenissimum Principem Dominum nostrum et Capita hujus Consilij.]I]
Da questa terminazione del C. X. raccogliamo il valore ed il peso della moneta in discorso. Se infatti si voleva che ogni marca desse 33 lire, cioè 165 grossetti, ne segue che il valore d'ogni grossetto doveva esattamente rispondere a soldi quattro. E quanto al peso d'ogni pezzo, aveva ad equivalere necessariamente a k. 6. 3. 51/55. Ma la eccedente sproporzione del grossetto in confronto alla lira [I[moceniga]I], il cui peso si era stabilito nel 1484 di k. 32, lo fece ben presto salire al prezzo di soldi 5, o [I[mezzo marcello]I].
Il grassetto per navigare ha un diametro di m. 0,020 ed è affatto simile nel tipo del diritto alla lira moceniga, ma in proporzioni minori; offre cioè alla sinistra del riguardante la figura di S. Marco in piedi che porge al doge che gli sta dinanzi genuflesso il vessillo, lungo la cui asta è in lettere verticali scritto DVX; gira intorno alle due figure la leggenda S. M. VENETI = AVG. BARBADICO. Il rovescio invece è il medesimo del [I[marcello]I] di Pietro Mocenigo, in proporzioni parimente minori; reca cioè la imagine del Redentore con aureola alla greca e seduto in ricco trono, di prospetto, tenendo nella manca il Vangelo e benedicendo colla diritta. A' suoi lati le sigle IC e XC, e all'intorno la epigrafe GLORIA . TIBI . SOLI; nell'esergo le iniziali . I . P . di sconosciuto massaro.