Mal s'appose il Gradenigo nell'attribuire a questa non ovvia moneta il nome di mezzo matapane (Zanetti, vol. II, p. 181, n. 120). Ciò non dee farci meraviglia, perché il Gradenigo battezzò [I[matapani]I] tutt'i [I[marcelli]I]. Lo Zon lo chiamò del suo vero nome (p. 40), ma s'ingannò nel credere che andassero i grossetti a 34 lire per marca, invece di 33, e nel fissarne il peso in grani 27. 9/85.

Non però i soli tornesi ed i grossetti avevano buono spaccio in Levante, ma ed i soldini o marchetti, comunissima moneta battuta per aver corso nella dominante, moneta così generalmente nota che tengo ozioso il descriverla. E solo a provarne il corso, resosi in sul cadere del secolo XV universale in que' possedimenti oltremarini, riporterò la seguente terminazione:

[I[1493. 30 Aprilis, in C. X. cum Add.]I]

[I[ Quod satisfiat petitioni illustrissimi Domini Ducis Saxoniae ut in Cecha nostra ad nomen suum cudi possint marchæ C. argenti in marchetis nostris consuetae stampae pro expendendum ad minutum pro ista profectione sua et suorum ad Sanctum Sepulcrum, qui dentur Excellentiæ suæ.]I]

Tanta dunque era la voga delle monete veneziane in Oriente, che il duca di Sassonia le preferiva a tutte le altre nel muovere al viaggio di Terrasanta!

[T5] Ducato delle Galee.

Trovo nelle vecchie memorie di zecca menzione di un [I[ducato delle galee]I] da venete lire 6. 4, stampato in argento nel 1570. A quest'epoca non s'incontra veramente moneta alcuna di quel valore, ad eccezione del conosciutissimo [I[ducato d'argento]I] il cui stampo si decretò il 7 gennajo 1561 dal doge Girolamo Priuli. Ma in questo caso, perché dargli il titolo di [I[ducato delle galee]I], se lo sappiamo, dal tenore di quel decreto, espressamente battuto per i bisogni del commercio della metropoli?

Nemmeno può applicarsi quel nome alle [I[Giustine]I] che soglionsi chiamare [I[maggiori]I]. Il loro valore è chiaramente espresso nell'esergo del rovescio di tali pezzi in soldi 160, o lire 8, e non si concilia quindi col valore del [I[ducato delle galee]I].

In mezzo a tanta incertezza, sarei inclinato a ritenere in quelle memorie di zecca un abbaglio non difficile a ravvisare. Credo che non d'altra moneta vi si parli se non della [I[Giustina minore]I], propriamente detta [I[ducatone]I], recante nell'esergo del rovescio la cifra 124, che appunto corrisponde alle lire 6. 4. Quanto all'anno nel quale s'imprese a batterla, poté un malaccorto annotatore de' libri di zecca confonderne la origine con quella de' pezzi di lire 2, o soldi 40, improntati la prima volta nel 1571 dopo la battaglia delle Curzolari e recanti similmente la imagine di S. Giustina. Perché poi lo si chiamasse [I[delle galee]I], anche ciò è agevole a spiegarsi; non perché destinato a correre ne' possedimenti d'oltremare, o a stipendiare gli equipaggi della flotta, ma perché nel campo su cui spicca la figura di quella martire si volle effigiare il mare agitato e due [I[galee]I] che lo navigano, a ricordanza della grande vittoria navale a cui deve l'origine quel tipo nummario.

Dalle quali osservazioni mi giova conchiudere, non aversi da me trattato de' [I[ducati delle galee]I] fra le monete del Levante, sennonché per escluderli da questa serie a cui non devono appartenere.