[I[ Che la Cecha possa far stampir e chuniar pizoli dela stampa da Bressia, non ostante altri ordini over chomandamenti nostri ordenando in chontrario.]I]

Simili a quello cui ho attribuito il nome ed il valore di bagattino per la Terraferma, e più specialmente di [I[bagattino per Brescia]I], non ricorrono d'alcun doge dopo del Foscari. Abbiamo bensì memoria d'altre monete battute per quella città, conservataci dalla terminazione del C. X. 19 ottobre 1474 che bandisce i [I[quattrini duini da Bressa]I] e i[I[ pizolli uechi dal lion, le qual monede no se possino in alchuna parte del mondo spender]I]; e così pure di quattrini e sesini ivi spediti nel 1589 troveremo notizia nell'occuparci di quelle di Bergamo, comeché le monete bandite nel 1484 o le decretate nel 1589 non sappiamo discernere fra quelle destinate ad aver corso anche nella capitale della Repubblica.

BERGAMO.

Passata dal dominio de' re d'Italia a quello de' vescovi, Bergamo cominciò poi a reggersi sotto l'impero del terzo Otone con forma repubblicana. Costretta in seguito a ricevere vicarii imperiali, ed associatasi alle città conchiudenti la lega lombarda, si emancipava per oro nel 1286 da ogni supremazia dell'impero germanico e ritornava all'antica autonomia. Ma nel 1330 datasi a Giovanni di Lussemburgo re di Boemia e di Polonia, ebbe da lui leggi civili e criminali; ma poco dopo la occuparono a vicenda Visconti e Scaligeri. Venduta da una famiglia ottimate a Pandolfo Malatesta, fu a costui ripresa da' Milanesi; sennonché, ardendo la guerra fra il Visconte e Venezia, i Bergamaschi inviarono legati ad offerir la loro città alla Repubblica che nel 1428 ne prendeva possesso, contrastato in seguito dalle armi del duca Filippo Maria, ma inutilmente. Ne' torbidi anni in cui gli alleati di Cambray minacciavano la esistenza della Repubblica, Bergamo aprì le porte a' Francesi, per discacciarneli pochi anni dopo e far ritorno al mite governo de' Veneziani.

Nel secolo XIII, imperando Federico II, mentre la città era soggetta a' vicarii, s'improntavano a Bergamo monete col nome e colla imagine di quell'augusto e recanti le armi della città, un castello guernito di tre alte torri. Questi nummi argentei di Bergamo, che però stanno fuori del nostro campo perché battuti anzi la veneta dominazione, offrono un esempio di lega forse unico nella storia numismatica. Conciossiaché il fino argento in cui si vollero coniati si presenti in numerosi esemplari misto all'antimonio. Non si avendo però né della zecca di Bergamo, né d'altre zecche del mondo memoria alcuna che ricordi appositamente impiegato quel miscuglio stranissimo, crederei non ingannarmi nel ritenere che la difficoltà delle operazioni docimastiche, in un'epoca in cui poco si conosceva l'arte di appurare i metalli, lasciasse nella massa che si credeva di fino argento alcune porzioni di antimonio che nello stato naturale contenea l'argento medesimo.

La terminazione del Senato di Venezia 22 febbrajo 1443, riportata quando dissi delle monete di Brescia, ci prova che dal giorno della occupazione di Bergamo operata da' nostri fino a quello in cui fu sancita la detta legge s'erano già battute monete per quella città, le quali non è possibile discernere fra le altre improntate col nome del doge Foscari. Ma ravvisammo bensì fra queste, le comandate dal succitato senatoconsulto, allorché si toccò de' nummi cusi a Venezia per Brescia e per Padova.

Havvi però una moneta di rarità singolare, il cui solo esemplare a me noto si conserva nella Marciana, alla quale provenne dal Pasqualigo, espressamente battuta per Bergamo nel secolo XVI inoltrato, e recante il nome del doge Pasquale Cicogna. È un piccolo pezzo di biglione, del diametro di m. 0,0185 e del peso di k. 5 o poco meno; il cui diritto offre l'imagine stante di S. Marco che, volgendo il capo alla destra dell'osservatore, tiene con ambe le mani il Vangelo. Lo accerchia la epigrafe . S . M . V . PASC. CICON . DVX; e nell'esergo sotto la figura campeggia la cifra 4 fra due rose. Il rovescio presenta il Redentore veduto fino alle reni, di prospetto, e recante nella sinistra il globo e colla destra benedicente. Lo attornia questa leggenda VIA . VERITAS . ET . VITA; e nell'esergo il nome della città per cui fu cuso questo nummo, così abbreviato BERGO . e sott'esso una stellina.

È prezzo dell'opera soffermarci alcun poco a considerare la moneta presente, ch'è invero fra quelle stampate pei possedimenti veneti una delle più singolari. Quanto alla età, la determina chiaramente il nome del doge Cicogna che governò la Repubblica dal 18 agosto 1585 al 2 aprile 1595. Non ugualmente agevole è il verificare la occasione che ne dié motivo allo stampo, e così pure il nome, il titolo, il valore. Ciò nullameno le osservazioni che verrò esponendo gitteranno alcuna luce su questo punto tuttora incerto della patria numismatica.

Il coscienzioso Zon così ne scriveva a pag. 57 del suo trattato: [I[Nel 1589 vi ha un ordine per istampo di sesini o quattrini per Bergamo a peggio 550, siccome le gazzette, che sono forse quelli di grani 20 per ciascuno fatti sotto il doge Cicogna, col Salvatore e col motto: VIA VERITAS ET VITA, e BERGO, scritto nell'esergo]I]. Conoscitore della lealtà del mio illustre amico, e ammiratore della rara diligenza ch'egli poneva ne' suoi diletti studii numografici, non potei non andar molto maravigliato nel trovar le notizie date nel passo surriferito non conformi al vero; né saprei indovinare come lo Zon siasi questa volta lasciato trar in errore, forse dall'altrui autorità. Svolsi infatti ed esaminai accuratamente le terminazioni del Senato, a cui allora era affidata la direzione della zecca, non solo dell'anno 1589 ma di tutto il tempo in cui ducò il Cicogna, e non mi fu dato rinvenire quell'imaginario senatoconsulto. Vi rincontrai bensì diversi decreti de' Pregadi riguardanti le ingenti spese sostenute quell'anno e nel precedente per proseguire le fortificazioni di Bergamo e di Brescia, e l'unico ove m'imbattei in memorie di [I[quattrini]I] (non già di [I[sesini]I]) è quello di cui qui trascrivo la porzione che più interessa le nostre ricerche:

[I[ 1589. 25 Novembre. In Pregadi.]I]