[I[ . . . Quanto poi alla moneta minuta, et particolarmente dei quattrini, volemo che quei che si stamperanno in questa città siano spesi a 6 alla gazetta. Et acciocché questo ordine nostro habbia la sua debita et presta essecutione, siano da i Proueditori nostri in Cecca mandati in più volte a i Rettori nostri di Brescia de i danari ultimamente applicati alle fortezze per la fabrica di quel castello duc. tremille de quattrini, ed altrettanti a quei di Bergamo per pagar la maistranza alla fabrica di quella fortezza et altre persone che farà bisogno.]I]
Dal tenore di questo decreto chiaramente appare che si mandarono a Brescia ed a Bergamo somme considerevoli in piccoli pezzi da 6 alla gazzetta, cioè del valore di 4 bagattini ciascuno per gli stipendii degli operai impiegati nell'erezione di quelle fortezze. Perché dunque non potrebbesi ammettere che in tal circostanza una qualità particolare di quattrini, destinati ad inviarsi a Bergamo, s'improntasse col nome di quella città? Vi corrisponde l'epoca, semplicemente espressa col nome del doge allora regnante, vi corrisponde la cifra 4 indicante il valore del [I[quattrino]I], o 4 piccoli, pari ad un 1/6 di gazzetta, come vuole il decreto.
A determinare pertanto il titolo del metallo in cui la moneta di Bergamo si volle coniata, mi varrò di un computo da me altre volte adottato per precisare la quantità di fino che dev'esistere in un dato pezzo. E nel caso presente, prenderò a punto di partenza il notissimo [I[ducatone]I], detto oggi altramente [I[Giustina minore]I], il quale all'epoca del Cicogna si mantenne al prezzo di lire 6 e soldi 4, o soldi 124, cifra che reca nell'esergo del suo rovescio. Questo pezzo del peso di k. 134. 1/2 a peggio 60 conteneva perciò d'argento fino k. 127. 95/192; e v'era quindi il soldo rappresentato approssimativamente da un pezzetto d'argento del peso di k. 1. 1/35, e perciò il quattrino, pari ad 1/3 di soldo, dovea tenere di fino gr. 1. 12/35, o press'a poco gr. 1. 1/3. Sicché pesando il quattrino di Bergamo grani 20, avrebbe a contenere circa gr. 18. 2/3 di lega, andrebbe cioè al peggio approssimativo di k. 1075. Qual differenza fra questa cifra e quella di k. 550 che avea data lo Zon!
RAVENNA.
Dall'anno 1390, allorché Ravenna era sotto il dominio di que' da Polenta, fino al 1440 fu sede di un Veneto podestà, le cui attribuzioni non erano peraltro maggiori di quelle di un semplice console, comeché il nome della carica suonasse una più lata giurisdizione. Quando nel 1440 la vecchia capitale dell'Esarcato si dedicò alla Repubblica, mandovvi questa un patrizio rivestito di ben più ampii poteri, insignito del doppio titolo di [I[podestà e capitano]I], mutantesi d'uno in altro anno. Circa settant'anni ne rimasero padroni i nostri, fino a che cioè, dopo un inutile assedio messole dalle truppe papali che fu valorosamente respinto da' difensori, ricadde nelle mani del Pontefice per trattato, dopo la rotta dell'Alviano a Ghiaradadda.
Due anni dopo la veneta occupazione, nel 1442, tolto a Ravenna il privilegio di zecca, che da dieci secoli esercitava, il Senato venne alla terminazione che qui trascrivo, per sopperire a' bisogni del minuto commercio di quella città:
+[I[ YHS. 1442, adj XVIII Luio. In Pregadi.]I]
[I[ Conziossiaché el sia prexo in questo Consejo ch'el sia fato dj bagatinj ala liga nuoua per letere nostre, e bona chossa sia etiamdio proueder ch'el sia fato dj quatrinj e mezj quatrini per Rauena ala liga e segondo la mostra dj dictj quatrinj fata per i masserj nostri dela moneda del arzento e mandada al proveditor nostro da Ravena, el qual l'alda che el sia facto dj dictj quatrini perché i piaxeno molto a i citadinj di Ravena;]I]
[I[ Vada parte che i masserj nostrj de la moneda del arzento debiano far far di quatrini e mezi quatrinj predicti ala liga e segondo la mostra per i predicti masseri facta.]I]
Avvegnaché la presente terminazione ricordi due diverse monete battute per Ravenna, cioè il [I[quattrino]I] o terza parte del soldo, e il [I[mezzo quattrino]I] o il sesto di soldo, una sola ne incontriamo nelle nostre raccolte, il cui peso e il cui titolo ci consigliano a tenerla il [I[quattrino]I]. Parlando sotto l'anno 1443 delle monete cuse per Padova, feci vedere come il soldo a quell'epoca fosse rappresentato da un pezzetto d'argento fino del peso approssimativo di grani 7. 1/2. Ora, risultando dall'assaggio la lega del nummolo ravennate al titolo 0,333, ed essendone il peso di grani 7. 1/2, esso equivale veramente ad 1/3 del soldo, cioè al quattrino.