La [I[galeazza]I] fu battuta in argento peggio 144 per marca, cioè a titolo 0,875, e del peso di k. 92 2/3. Il suo diametro è m. 0,037. Offre nel diritto l'imagine di S. Marco che tiene colla manca il Vangelo e colla destra benedice. A lui dinanzi sta genuflesso il doge che stringe l'asta del vessillo che gli svolazza sul capo ed è sormontata da una croce sporgente dal cerchio di perline che chiude le due figure. All'ingiro è la epigrafe S * M * VENETVS = ALOY: * PISANI * D *; nell'esergo l'anno * 1736 *. Presenta il rovescio una galea ([I[galeazza]I]) colle vele ammainate e con bandiera veneziana; undici remi sul fianco ch'è di prospetto all'osservatore stanno per tuffarsi nel mare; a dritta di chi riguarda si mostra di lontano una seconda nave sull'orizzonte, a sinistra due elevate castella che vuolsi rappresentino le due principali fortificazioni di Corfù, la [I[cittadella]I] e il [I[castello da mar]I]; dinanzi a questa fortezza un'altra galea. Chiude il campo un giro di perline, oltre il quale è l'epigrafe PROVINCIJS MARITIMIS DATVM. Nell'esergo * XII *.
Una varietà singolare e, per quanto io mi sappia, unica di questa moneta è conservata nella raccolta del colto patrizio Angelo Malipiero. Uguale a' pezzi comuni nel peso, varia nel diametro ch'eccede l'ordinario di m. 0,003. Il diritto è di più leggiadro disegno ed offre una piccola diversità nella leggenda, ALOYS: invece di ALOY: La differenza maggiore sta nel rovescio. In mezzo al mare si mostra un vascello d'alto bordo a vele ammainate, ed altro in distanza. Le fiamme svolazzanti in cima agli alberi e le bandiere de' castelli sono rivolte a destra di chi guarda, mentre lo sono a sinistra nell'altro tipo. L'esergo n'è pur variato, avendovi la iniziale della voce [I[Lire]I], così espressa * L. XII *. Questa varietà rarissima sarei inclinato a tenerla un semplice progetto di zecca, scartato forse perché meglio piacque l'altro tipo che in luogo di un vascello presentava una [I[galeazza]I] a remi, onde poi trasse nome questa moneta.
Simile alla comune [I[galeazza]I] n'è la metà o il pezzo da [I[sei lire]I]. È del peso di k. 46 1/3, del diametro di m. 0,032, ed offre nell'esergo del rovescio la cifra * VI *.
Lo stesso dicasi del quarto, o del pezzo da [I[tre lire]I], recante nell'esergo del rovescio il numero * III *, del diametro di m. 0,028 e del peso di k. 23 1/6.
La rappresentazione che qui si scorge delle castella corciresi (almeno secondo ne pensa il Gradenigo nel Vol. II di Zanetti, p. 205), e il nome generico di [I[province marittime]I], mi fanno ritenere che questa moneta non si battesse pe' soli possedimenti dalmati ed albanesi, ma eziandio per il Levante Veneto. Ed infatti da documenti sincroni rileviamo che s'era coniata [I[per spender in Dalmatia et Isole]I].
Abbiamo dalle memorie di zecca più volte citate che di queste galeazze se ne stamparono 223,387 cioè per un valore approssimativo di 74,462 zecchini. Ma gli speculatori si valsero ben presto dell'introduzione di questa nuova moneta per far isparire l'oro e rialzare il prezzo dell'altro argento; quindi sorse il malcontento de' popoli oltremarini che reclamarono il ritorno alla vecchia monetazione. La Repubblica ritirò tosto in brevissimo tempo quante più poté galeazze e loro spezzati e le rimandò alla zecca come metallo da fondere. Tutte però non le fuse, ma ne rimase in giro in buon dato, a saziare i desiderii de' numismatici, a' quali non è difficile aggiungere questi tre pezzi a' lor medaglieri. Quale moneta venisse alla galeazza sostituita in progresso lo vedremo parlando delle coniate per le colonie del Levante. Intanto ci volgeremo alla numografia delle singole città dalmate ed albanesi.
[T2] B. MONETE PARTICOLARI DELLE CITTÀ.
[T3] CITTÀ DI DALMAZIA.
[T4] SEBENICO.
Avvegnaché dal tenore del decreto 13 agosto 1410 appaja essersi battuta per la comunità di Zara quella moneta che delle dalmate prima illustrai, credetti nullameno farne menzione come di moneta generale di que' possedimenti che i Veneziani abbracciavano sotto il nome di [I[Dalmazia]I]. Dagli atti raccolti nel [I[Capitolare delle Broche]I] rilevasi che primi nell'ordine cronologico sono a considerarsi i [I[bagattini]I] o gli [I[oboli]I] battuti per Sebenico. Siccome però le monete fatte coniare da' Veneziani per le singole città della Dalmazia erano di questi bagattini di rame, così premetterò pochi cenni sull'origine di tal moneta e sul valore ch'essa ebbe al declinare del secolo XV e al principio del successivo quando si decretarono e si eseguirono quegli stampi.