Il delizioso paesaggio, il vasto orizzonte che da quella finestra sarebbe stato possibile scorgere, erano spariti; non si sarebbero sospettati in quel giorno.
Quella scena era triste, ma non faceva sul cavaliere una impressione penosa. Essa armonizzava coll'animo suo: lo spingeva maggiormente verso la malinconia. cui già inclinava.
Dopo qualche tempo si venne a toglierlo alle sue meditazioni.
—La cena è all'ordine, disse Antonio, arrestandosi sulla soglia ed inchinandosi.
Il cavaliere lo seguì in silenzio; la sala da pranzo era la cucina; non ve n'era altra nell'osteria.
L'oste istesso venne ad incontrare quello che aveva indovinato essere un ospite di gran conto, e lo pregò umilmente a perdonargli se non gli era possibile servirlo in luogo migliore.
Il conte rispose con distrazione che ciò gli era indifferentissimo.
Si assise ad una tavola preparata per lui in fondo alla stanza.
La guida intanto era già installata dinanzi al fuoco e stava discorrendo coll'ostessa, a cui narrava essere il gentiluomo, che egli accompagnava, un cavaliere di Malta. Tale qualità sembrava far poco effetto sull'ostessa, che chiedeva se quel signore era ricco e generoso.
In quel momento furono interrotti da Antonio, che si avvicinava per ricevere dall'oste un piatto d'uova da recare al conte.