—Che volete dire?

—Che sono ben sfortunato! Oh se sapeste che cosa è avvenuto a me ed a mio figlio!

—Spiegatevi una volta.

—Adesso, lasciatemi sedere.

E si avanzò verso il camino; ma ad un tratto si arrestò imbarazzato, scorgendo il cavaliere di Malta, che non aveva veduto prima; non seppe più se avanzare o retrocedere; rimase perplesso, confuso.

—Non temete, gli susurrò all'orecchio l'oste; è un cavaliere buonissimo; la sua presenza non vi impedirà che mi narriate….

Egli era curioso di conoscere il motivo di quella agitazione; curioso quasi al pari di Ambrogio, che non molto discosto attendeva con un'ansietà mista di piacere il racconto che starebbe per fare il vecchio. Eppure non lo conosceva: le sue parole, non lo riguarderebbero menomamente; ma che monta? Quando si è presi dal desiderio di sapere, saper sempre senza ragione, non si pensa tanto: nella brava guida tal desiderio era ad ogni istante vivo.

Del resto questa volta aveva compagni; non soltanto l'oste, ma anche sua moglie attendeva con impazienza. Essi erano parenti di colui che doveva parlare, è vero; ma probabilmente non avrebbero, anche in caso diverso, gran che differito da Ambrogio.

Il conte aveva prestato poca attenzione a quanto succedeva intorno a lui; in quell'istante donna Livia ed anche gli altri suoi parenti, i loro segreti, le loro preoccupazioni orano assai più presenti allo spirito di lui, delle persone che gli stavano vicine. Non vide nemmeno l'oste esaminarlo rapidamente, come per accertarsi della verità di quanto aveva asseverato al vecchio.

Dopo un tale esame, l'oste scostò una sedia dalla tavola, e collocandola a qualche passo dietro il conte l'additò al suo parente, dicendogli: