—Sedete e parlate. Sapete quanto ci interessiamo a voi e a vostro figlio.

Il cavaliere volse il capo a quelle parole.

Tutti gli sguardi si fissarono sopra di lui; ma egli aveva già ripreso la sua prima posizione.

Certo, pensò, quanto costui vuol narrare si può udire senza indiscrezione, poichè si dispone a parlare in presenza di tutti; e persuaso d'udir cose indifferenti, tornò ad immergersi ne' suoi pensieri.

Antonio non divideva la curiosità degli altri; formava eccezione col conte, malgrado non avesse, come questi, preoccupazioni particolari.

Ei non si dava pensiero che di quanto risguardava il suo servigio; da questo in fuori non aveva da molti anni pensato assolutamente ad altro; da ciò la flemma indifferente che gli era naturale in ogni cosa, che si leggeva sulla sua fisonomia, in ogni suo atto, e che tanto meravigliava la guida.

Intanto il parente dell'oste si disponeva a soddisfare alle domande fattegli, e dopo aver dato in qualche altra esclamazione di dolore, incominciò:

—Ero andato quindici giorni fa con mio figlio a Teramo: poveretto! chi avrebbe immaginato ciò che lo attendeva! Certo allora non si sarebbe mosso di qui.

Ed il vecchio si arrestò un momento, come se volesse accrescere la curiosità degli uditori.

Era per questo, o perchè il dolore gl'impediva veramente di continuare, troncandogli la voce? Nessuno glielo chiese; che ad interrompere un contadino non si finisce più. Si aspettava che riprendesse da sè il racconto, e ciò non tardò molto.