—Ed ella? domandò l'ostessa; e voi, che faceste?

—Ella non parve molto commossa dalla disperazione di Battista; dissegli si consolasse, che ella non aveva colpa, se impreveduti avvenimenti le impedivano mantenere un'antica promessa. Se avesse trattato così con un altro non l'avrebbe passata liscia… Ma Battista! Ella lo conosce; si contenterebbe, ne era sicura, di singhiozzare.

—Ehi? chiese l'oste; come andò poi a finir tutto?

—Carolina, continuò il vecchio che sembrava parlare anche per proprio conto, e come desideroso di sfogarsi, aveva certamente dato parola a mio figlio, soltanto per la poca terra che possediamo; non abbadò a Battista che cercava intenerirla.

Carolina, le diceva tra i singhiozzi, non vi ricordate dunque più d'avermi voluto bene ed assicurato tante volte che non vedevate l'ora di diventare mia sposa? Ella non rispose subito; indi: Che cosa ho da farci? Allora io non sapevo…

—Che cosa siete diventata dunque? l'interruppi io, qualche dama?—Non una dama, mi disse in collera un bel giovane che entrava allora, e che forse vuole sposarsi lui quella gioja; ma non è più in condizione eguale a vostro figlio. Farebbe una pazzia se lo sposasse.—Dite almeno una volta, domandai a colui, che cosa le è avvenuto; spiegatevi.

—Oh per questo vi soddisferò, ribattè egli; è giusto; volete che parli io per voi? chiese tutto sorridente a Carolina: mi date licenza?—Fate pure diss'ella, ed io andrò dalla signora, che mi aspetta. E quasi senza salutarci, si allontanò, contenta di liberarsi di noi. Grande acquisto che avrebbe fatto mio figlio!… Ma ei non vuol darsi pace e continua a piangere.

—Ma che cosa vi narrò poi quell'uomo? domandò l'ostessa.

—Carolina, mi disse, ha ragione; per obbedirla, per accontentarvi vi dirò tutto.—Aveva un'aria d'importanza che bisognava vedere.—Ma io non mi lasciai mettere soggezione. Attesi si spiegasse. Mio figlio attendeva pure con ansietà certamente; ma senza ristare dal piangere e col volto nascosto fra le mani,—Saprete forse, continuò colui, che Carolina aveva una zia che l'amava molto e che sempre aveva servito da governante; da molti anni era andata con un vecchio padrone a Venezia.

Venezia! questo nome scosse il cavaliere di Malta; gli sembrava strano venisse a ferire il suo orecchio in quel luogo solitario, tanto lontano dalla città delle lagune. Quale combinazione! Dapprima, non aveva quasi ascoltato il racconto del vecchio; poi lo aveva udito con qualche interesse; certo non vi era confronto alcuno tra il suo amore per la duchessa e quello di Battista per Carolina; ma pure si lasciava involontariamente cattivare da tutto quanto riguardava quel sentimento, che viene sì diversamente provato, che spinge ora al bene ed ora al male…. Adesso l'interesse del conte si era fatto maggiore; si parlerebbe forse dei luoghi, ove doveva recarsi.