—È cosa strana infatti! disse dopo un momento al cappuccino con preoccupazione, prendendo il ritratto, ch'ei gli rendeva e rinchiudendolo nella valigia.

—Sì, rispose egli; sono sicuro che, se voi vedeste la donna, di cui vi parlai, sovverreste che io non esagerai menomamente; soltanto vi è nel ritratto di vostra madre maggior brio, maggior freschezza di colorito. Sembrano entrambe della stessa famiglia; tanto che io l'avrei pensato tosto se voi, signor cavaliere, non mi aveste detto non aver parenti da questo parti.

Il cavaliere di Malta rimase perplesso; il suo imbarazzo consigliò il giovane frate a parlar d'altro: gli sembrava che il suo compagno di viaggio non desiderasse continuare il discorso di prima.

Ben presto comprese che la preoccupazione del conte non faceva che aumentare; per questo, dopo qualche frase indifferente, il frate si tacque.

Il cavaliere non s'avvide quasi di quel silenzio; era fortemente impressionato, e questa volta gli sembrava aver davvero ragione di fantasticare.

Andrò a Pesaro, pensava; vedrò questa donna; ah si! bisogna che io la veda; ma vi sarà ella ancora? A questo dubbio, natogli dopo qualche tempo di silenzio, egli si volse al giovane, frate, e:

—La persona, che diceste assomigliare a mia madre, abiterà ancora a
Pesaro?

—Non saprei. Allora vi abitava; io non la conoscevo che di vista.

Il cavaliere ebbe un istante d'angoscia. Non importa, pensò poi; mi recherò egualmente a Pesaro; io spero in ogni modo di trovarvela.

E come per distrarsi, senza sapere quanto si dicesse, s'indirizzò nuovamente al cappuccino: