—Vi ho chiesto ciò, perchè avrei voluto giudicare io stesso di questa rassomiglianza prodigiosa.
Il padre Leone sorrise leggermente; non poteva comprendere il motivo reale, che guidava il cavaliere di Malta; ma era persuaso che esso nascondeva un mistero.
Benchè assai giovane, non doveva aver più di ventitre anni, ei possedeva molta esperienza, e soprattutto molta penetrazione; ma non mostrò dubitare delle parole del conte.
Ed il viaggio, grazie a quell'incidente, continuò per un pezzo senza che nè il cavaliere, nè il padre Leone profferissero parola.
Il primo non cessava dal pensare a quella donna, che il giovane religioso aveva veduta a Pesaro, e che forse era strettamente legata alla famiglia dell'Isola. Che non avrebbe dato per intrattenerne donna Livia, per mostrarle il debole lume, che gli era apparso nelle tenebre, e che sperava potesse guidarlo ad una intiera luce?
Ma perchè avrebbe desiderato far dividere alla duchessa la sua agitazione, il disinganno che forse lo attendeva?… perchè infatti poteva essere una falsa lusinga la sua.
Poi pensava che non s'imbarcherebbe ad Ancona; che terrebbe la via di terra, e che il recarsi a Pesaro non lo devierebbe quasi dalla sua strada.
Non sarebbe un gran ritardo, se anche i suoi passi in quella città riuscissero inutili.
Ma perchè non avverrebbe il contrario? Ora sperava, ora temeva senza poter renderne ragione a sè stesso.
Il giovane frate, che lo accompagnava, si occupava forse della straordinaria impressione cagionata dalla osservazione da lui fatta; osservazione semplicissima. Infatti se il cavaliere non aveva parenti colà, se diceva il vero, perchè commuoversi a tal segno, se una. donna sconosciuta richiamava i tratti di sua madre?