—E, perdonate, dove solevate vederla? Il padre Leone parve riflettere.

—Vi giuro, disse il conte, pensando che il frate potesse temere, rispondendo, di cagionar danno a quella, donna; vi giuro che le mie domande sono dettate da un giusto motivo; che soddisfacendomi, dicendomi quanto sapete di quella donna, non le nuocerete menomamente. Ebbi torto, il vedo, nel volervi far credere che la sola curiosità….

Il cappuccino l'interruppe.

—Non vi chiedo i vostri segreti, signor cavaliere rispose con una dignità, che poteva sorprendere in mi povero frate; e poichè mi date parola che non comprometto quella giovane donna parlando, vi dirò il poco che ne so, o piuttosto che ne penso…. La credo una infelice perseguitata dalla fortuna; ma la sua origine, le sue vicende mi sono intieramente sconosciute…. Io solevo vederla nella chiesa di San Domenico, ove l'anno scorso predicava. La sua tristezza, l'abbattimento che si leggeva sul suo volto, il mistero, di cui pareva circondarsi, chiamarono su di lei la mia attenzione. Molte volte, nelle ore del giorno, in cui le chiese sono più deserte, potei esaminarla lungamente; chè sovente, come ve lo dissi, ella era in chiesa: abitava lì presso, e diverse volte la vidi entrare in una casa vicina.

—Dunque non sapete se avesse parenti?

—Lo ignoro; ma secondo me, non crederei; però tale mia convinzione potrebbe essere erronea….

Diceva egli il vero, oppure conosceva particolarmente quella donna?… O non voleva dirlo, legato da qualche promessa, fors'anco dalla confessione?…

Il conte pensò che in ogni modo il frate sembrava persuaso che ella non avesse parenti: sa tale supposizione era vera, essa veniva a distruggere in parte le sue speranze.

Ringraziò il cappuccino, e non fece altre domande su quell'argomento; perchè comprese che il suo compagno o non voleva dir altro, o in realtà non ne sapeva di più.

L'indomani giunse, senza che essi parlassero ancora di quella donna.