Arrivarono a Loreto; il padre Leone si accommiatò dal cavaliere di
Malta, perchè doveva recarsi tosto alla chiesa.

—Sempre, gli disse il conte salutandolo, rammenterò con piacere i giorni, che passammo insieme.

—Ed io pure, rispose il giovane.

—Se mai il caso ci riunisse, ritroverete, padre, in me un amico: come a me sembrerà ritrovarne uno in voi.

—Non ne dubitate, signor cavaliere, rispose il giovane commosso alquanto. E si allontanò.

Il conte di San Giorgio lo seguì un istante collo sguardo: aveva lasciato molte volte vecchi conoscenti, senza sentirne dispiacere, come ora ne sentiva nel separarsi da quel cappuccino. Ma altri pensieri lo occupavano troppo, perchè tale impressione durasse a lungo.

Discese ad una locanda, deciso a fermarvisi fino all'indomani, perchè i cavalli avevano bisogno di riposo. Visitò il santuario della Vergine, scopo allora di appositi viaggi; e la sera ritirandosi ordinò al suo servo di tenersi pronto a partire l'indomani di buon'ora.

IV.

Il giorno dopo il conte giungeva ad Ancona due ore prima del mezzogiorno.

Ormai in tre giornate si troverebbe a Pesaro: saprebbe allora se aveva sperato invano trovar colà il bandolo dell'arruffata matassa.