Affrettava col desiderio quel giorno: eppure con esso potevano svanire le speranze concepite.
Per non impazientarsi troppo, se ciò doveva avvenirgli, si preparava a restare deluso; ma a che serve? Alle volte si ha un bell'antivenire colla immaginazione una pena, un disinganno, come si volesse con ciò evitarli; non si soffre meno quando giungono.
Ad Ancona il conte, che era andato a fare un giro per la città, si vide ad un tratto sbarrare la via da un gentiluomo sulla cinquantina, che sbucava allora da una stradicciuola.
Alzò gli occhi sopra di lui, e provò una sorpresa non molto aggradevole, riconoscendo uno dei suoi confratelli, col quale da più anni non si era trovato.
Sino ad allora il caso lo aveva favorito; mai eragli avvenuto d'incontrarsi in alcuno, che lo conoscesse; per questo aveva sperato con qualche fondamento di poter condurre a termine il suo viaggio nell'ombra più completa, come desiderava; ma dissimulò la sua impazienza e rispose ai saluti dell'amico nel modo più amabile che gli fu possibile.
—Per quale combinazione vi trovo qui? chiese al conte l'altro cavaliere di Malta.
—Devo recarmi nelle terre venete per un affare.
—Ah comprendo! Infatti un sì lungo viaggio non si può far senza scopo.
—Certamente.
Nel rispondere così asciutto, il conte sembrava contrariato, e l'altro non persistè con nuove domande; chè temeva essere indiscreto.