—Sì; sono io, Gabriella, disse poi; e la mia presenza non deve incutervi alcun timore.
Ella lo guardò un momento in silenzio; indi:
—È vero, mormorò; chi vi disse che io ero in Rimini?
—Nessuno me lo disse, io stesso vi vidi; da qualche giorno ho arrestata in questo porto la mia nave; vi riconobbi in chiesa, ed attesi per venirvi a vedere che la vostra domestica fosse escita per qualche tempo. Oggi quando sortì la interrogai, seppi che per gran parte della giornata sarebbe assente, e venni… Venni come un amico, chè come tale, il sapete, vi amai sempre.
—È vero, rispose ella, grazie.
E gli stese la mano, che ei strinse in silenzio. Poi:
—Sventurata! disse; che fu di voi? che mai faceste? Dunque, una passione vi trascinò?
—No! esclamò Gabriella; voi vi ingannate, come certo s'ingannarono tutti. La fatalità soltanto mi ha trascinata, non passioni…
—E dove vi trascinò essa?
—Alla sventura, Marco. Mi chiedete ciò che fu di me in questi quattro anni? ciò che io feci? Nulla. Le pene, che ho patite, io non le ho cercate.