—Infelice! esclamò il marinajo, che sembrava assai preoccupato.

—Infelice! aspettate a darmi tal nome; voi non sapete ancora quanto soffrii…. Dopo che ebbe parlato con colei, e fu per un momento, l'uomo che mi rapiva si assise vicino a me. Le ultime mie forze mi abbandonarono, e svenni…. Ei mi fece fiutare qualche cosa, che invece di scuotermi mi intorpidì affatto. Quando rinsensai, ero in una specie di cameretta di una nave straniera, sola con lui. Mi chiesi un istante con angoscia inesprimibile se non ero in preda ad un orribile sogno…. Ahimè no! lo compresi tosto. I miei sentimenti confusi si risvegliarono insieme, mi risovvenni con chiarezza di essere stata strappata a forza dalla casa ove abitavo, deposta nella gondola, e mi risovvenni benanco della donna, di cui vi ho parlato, che sembrava essere stata l'anima di quella trama, e che forse l'aveva ordita ella sola…. Quali penosi ricordi gran Dio! A misura che essi mi persuadevano della realtà crudele della mia situazione, il mio cuore si stringeva, il sangue mi affluiva con violenza al cervello: com'è che non divenni pazza? Pensai anche a voi, Marco, vi desiderai a me vicino; voi mi avreste forse salvata….

—Lo avrei tentato almeno! esclamò egli; e se non perdevo la vita nella lotta, sarei riescito.

—Lo credo. Per qualche istante rimasi silenziosa, poi mi rivolsi piangendo a colui. Insensata! credevo di commoverlo; mi gettai a' suoi piedi: Riconducetemi a casa, esclamai; Dio vi benedirà! Egli mi rialzò; Acquetatevi, Gabriella, mi disse; io non posso soddisfarvi.—Perchè?—Perchè vi amo, ed ho risoluto siate mia per sempre. Prima che rinunziare a voi io saprei uccidervi.—Egli pronunziò quelle parole in modo, che ne fui atterrita, e ritenni inutile ogni altra prece. Mi costrinse quasi a bere qualche goccia di un'acqua, che ei diceva mi avrebbe calmata. Tosto fui presa da un sonno pesante, che mi aggravava le palpebre. Benchè tentassi rimanere svegliata, non lo potei…. ogni sforzo fu inutile…. E m'addormentai…. Certo avevo preso qualche narcotico possente. L'altra volta il mio torpore non era durato molto; ma invece questa, lo compresi in seguito, aveva durato due giorni e due notti…. Mi risvegliai in una camera di locanda; ero sdrajata su di una lunga seggiola a bracciuoli…. Egli mi aveva coperta col suo mantello…. Stava in piedi dinanzi a me…. Cielo! che era mai avvenuto?… Mi misi a piangere…. Egli mi prese le mani. Gabriella, mi disse, perchè non vi rassegnate al vostro destino? Io sono giovane e vi amo: perchè non mi amerete voi pure? Sposatemi, e tutto sarà finito, chè veramente, non potrei sempre vedervi a piangere…. E certo io non voglio rinunziare a voi…. Mi sembra parlarvi ragionevolmente… Un prete ci attende. Venite….. Rimasi un istante perplessa tra l'idea di rachiudermi in un chiostro; narrar tutto ad un confessore; od accettare l'offerta di colui, che in quell'istante mi guardava dolcemente. L'onore mi spinse a prendere il secondo partito. Andiamo, esclamai alzandomi, andiamo tosto. Egli mi parve soddisfatto e sorpreso insieme da quel subito consenso. Mi condusse in una chiesa vicina senza indugio; sembrava temesse che io avessi a cangiarmi. Tutto era pronto per la cerimonia. Un'ora dopo io era sua moglie; e qualche giorno prima egli mi era straniero.

—Vi amò egli almeno? chiese il marinajo.

—Sì, benchè poi divenisse assai brutale e non mi lasciasse la menoma libertà.

—Ed in qual luogo lo sposaste?

—A Ravenna.

E riprendendo il filo del suo racconto:

—Ero maritata ad un uomo, di cui ignoravo la condizione e gli antecedenti. Chi era egli mai? Glielo domandai con qualche terrore, appena fummo di ritorno dalla chiesa. Esercitai sempre il mestiere dell'armi, mi disse; ora ne sono annojato, e voglio ritirarmi in campagna. Non sono molto ricco, ma possiedo una fortuna sufficiente per vivere. Questa fortuna. l'ho meco: e mi mostrò una gran borsa piena d'oro. Voi siete mia, continuò egli; nulla ormai può spezzare i legami, che a me vi uniscono; dunque prendete il vostro partito. Io vi amo. Rimasi silenziosa; non era il sapere che ei non fosse nobile, nè ricco che mi opprimeva; egli mi aveva strappata, è vero, ad un avvenire sicuro, ad un'esistenza agiata, fatto provare angosce terribili; ma infine io stessa ero figlia d'un guerriero di ventura, non possedevo ricchezze; mio padre era nobile sì, ma orfano, solo; insomma…. colui mi aveva sposata senza esitare; ciò tranquillava la mia coscienza. Intanto egli mi parlava d'amore, le sue parole, piene di una passione selvaggia, mi facevano tremare, ma risvegliavano in me sentimenti, sino ad allora sconosciuti…. Voi eravate il solo, che mi avesse prima amata; e, benchè mio fidanzato, eravate sempre stato per me più un fratello che un amante; io non conoscevo dunque l'amore, poichè non era amore ancora quello, che provavo per voi…. Eppure con voi sarei stata felice!… Poi colui, benchè in modo sì strano, era mio marito; io non poteva rifiutarmi ad ascoltarlo…. non potevo…. Il cielo istesso m'imponeva verso di lui dei grandi doveri…. Marco, aggiunse Gabriella alzandosi con vivacità passaggiera e convulsa, nella posizione, in cui io mi trovavo di fronte a quell'uomo che mi aveva rapita, che avevo sposato per necessità, che dovevo fare? Una donna altiera, energica avrebbe preferito morire prima che viver seco; si sarebbe precipitata nell'onde sin dalla notte fatale, anzichè rimanere sola con lui…. ma io, timida, inesperta, mi lasciai trascinare….. Marco, quell'uomo, che mi aveva strappata a forza dalla casa, ove abitavo, non poteva essermi indifferente; bisognava, o lasciarmi trascinare verso di lui, od odiarlo…. Ed io non sapeva odiare….