«Ah egli è morto davvero! pensò il conte. Sventurato! morto, credendo che più nessuno della sua famiglia si occupasse di lui…. che suo padre non gli avesse perdonato…. ritirata neppure la sua maledizione…. Rejetto! esiliato!…»
Tali idee cagionavano una vera pena al cavaliere di Malta, che rimaneva silenzioso.
Gabriella lo esaminava inquieta:
—Come? ignorate la sua morte? chiese di nuovo; ma allora…. Essa è avvenuta da un pezzo, signore, da dodici anni…. Perdonate; quando lo avete mai conosciuto? Siete giovane ancora!
E siccome il conte continuava a tacere:
—Ma non fu dunque vostro amico?
Il cavaliere, vedendo che Gabriella non sapeva che pensare, che fors'anche diffidava di lui, credette dover affrettarsi.
—Signora, disse, io non conobbi vostro padre: ma credo conoscere moltissimo la sua famiglia.
—La sua famiglia! interruppe la giovane, ma mio padre non ne aveva!
Questa risposta, stravagante per un altro, era naturale pel conte. Il cavaliere dell'Isola non poteva certo avere una famiglia conosciuta. Era stato lui!… Credeva potersene tener sicuro!…