—Signora, le disse un po' severamente, perchè vi turbate in tal modo? Vi sono sconosciuto, è vero; pure sperai che poteste egualmente prestarmi fede.

—Perdonate, signor cavaliere,—e non sapendo risponder altro, aggiunse:—fui molto infelice; più volte ebbi a pentirmi di non aver saputo evitare i lacci, che mi si tesero….

Il conte la guardò stupito.

—Perdonate, ve lo ripeto, lasciate che mi rimetta un momento…. che rifletta….

Ella voleva riflettere; e risultato della sua riflessione fu se le risposte, che doveva dare a quel cavaliere, fossero mai un segno di riconoscimento.

Il conte attendeva; finalmente, vedendo che quella situazione si prolungava un po' troppo, decise ricorrere ad un ultimo mezzo, mostrare cioè a Gabriella il ritratto della contessa di San Giorgio.

Alla vista di quel dipinto, la giovane donna si scosse.

—Chi è questa dama? domandò, e come mai mi rassomiglia tanto?

—Questa dama, rispose il conte, ho tutte le ragioni per credere sia stata sorella a vostro padre; ma per accertarmene ho bisogno che lasciate ogni reticenza, e non perduriate in un contegno, che finirebbe per offendermi, e per tornare in vostro danno.

Gabriella fu persuasa; e nol fosse stata, non avrebbe saputo egualmente resistere ancora…. Ma quel ritratto l'aveva convinta.