—Oh non saprei; mi sembrava un po' sciocco, inconseguente, leggiero; ma credo fosse onesto. La mia parente se ne teneva sicura…. Era guerriero nell'armata fiorentina.
—Meno male allora; avevo creduto peggio ancora.
E come colpito da una subita idea, aggiunse:
—Com'è che voi, Camilla, non mi avete mai detto nulla di questa sì strana avventura?
Tale domanda ella l'attendeva, e già era preparata a rispondere.
—Perchè per verità io non vi pensavo molto. Voi non mi diceste mai d'avere una sorella…. Come potevo io supporre che la giovane, da me veduta fuggire col suo amante quella notte, potesse interessarvi, essere a voi legata?… D'altronde, il ripeto, era già, scorso molto tempo quando vi conobbi…. Avevo quasi dimenticato quell'avventura.
Il naturale riservato di Camilla, la sua nessuna tendenza a ciarlare di cose indifferenti fecero che Federico trovasse plausibili tali ragioni.
—Se mi aveste parlato della signora Lorini, proseguì ella, questo nome, che avevo udito pronunziare da vostra sorella la notte della sua fuga, avrebbe risvegliate le mie memorie, mi avrebbe certamente condotta a narrarvi in qual congiuntura era già giunto al mio orecchio… Ma voi aveste sempre poca fiducia in me…
E guardò attentamente l'ufficiale, che non mostrò udirla.
—Non fu che a Bologna, riprese Camilla, il giorno in cui mi presentaste vostra sorella, che mi narraste della signora Lorini, delle vostre relazioni con essa, della collera risentita contro di lei; ma è inutile vi richiami tutto questo.