Il re di Francia sostò al palazzo dei Capelli; fu là che il doge Moncenigo andò a ritrovarlo; dopo di che Enrico salì sul Bucintoro ed andò a vedere la città, tenendo la via del Canal Grande.
Egli ammirava assai la magnificenza, la quantità dei palagi, la bellezza delle donne, il brio generale, ed il numero veramente straordinario delle persone, che erano salite persino sui tetti per veder lui; cosa di cui certo sentivasi lusingato; poi le molte e poderose navi da guerra, ornate a festa.
Infatti Venezia aveva quel giorno un aspetto unico. Gli storici assicurano che la gioja si leggeva in viso a tutti. Di sì gran gioja non si comprende davvero il motivo. Perchè mai difatti i Veneziani erano così felici di vedere ed accogliere Enrico III? ma probabilmente, allora come adesso, essi prendevano volentieri pretesto del passaggio dei sovrani per divertirsi, senza guardar tanto in là.
Il re ebbe alloggio nel palazzo di Alvise Foscari, palazzo che era quasi una reggia.
Trenta giovani patrizii furono posti a disposizione di Enrico, come oggetti di parata e di ossequio. Sul canale, alla presenza del re, vennero fatti i giuochi più graditi ai Veneziani.
Poi nella basilica ebbero luogo solenni funzioni, concerti sacri. A quelle funzioni il re di Francia assisteva col legato del pontefice alla destra, e circondato dai principi venuti a Venezia, dal Senato e dai nobili.
Vi furono altre cerimonie, che troppo lungo sarebbe richiamare partitamente, e durante le quali il re nominò senatore Jacopo Contarini.
Enrico visitò dopo l'arsenale, che gli destò gran meraviglia; gli si mostrarono le navi prese ai Turchi e le altre spoglie che si avevano dei Turchi stessi.
Il re passò otto giorni a Venezia, ove, a quanto dicesi, si divertì assai.
Partì poi per Ferrara, accompagnato sino a Fucina sulla nave dal doge, con gran corteggio formato dai principi italiani, dal Senato, dalla nobiltà e da molto stuolo di popolo.