Le bandiere, i pennoni, le vele, le insegne, la moltitudine, tutto ciò era sì compatto, che impediva veder le onde.
Il re, nel congedarsi dal doge, gli presentò un grosso diamante, che venne quindi incastonato magnificamente e conservato nel tesoro di San Marco.
Enrico fece altri regali a Foscari, che lo aveva ospitato, ed ai giovani patrizii, restatigli presso durante il suo soggiorno in Venezia.
E così finirono le feste della bella città.
In quegli otto giorni il conte di San Giorgio aveva chiesto il nome dei giovani guerrieri, che più gli sembravano degni di attenzione, ma mai aveva udito chiamare alcuno di loro col nome di Chiarofonte, ed altre informazioni gli era stato impossibile poter prendere in mezzo a tanta confusione.
«Com'è, dicevasi, che non potei veder questo giovane? Dunque ei non è a Venezia? oppure lasciò il servizio?…»
Ma il cavaliere di Malta non poteva accontentarsi di far supposizioni, ed il dì dopo la partenza del re si propose interrogare qualche guerriero.
La sorte gli fu questa volta favorevole; fe' ch'ei si indirizzasse ad un giovane gentiluomo, che molto aveva conosciuto Federico di Chiarofonte.
Il conte provò quasi della sorpresa, udendo rispondersi subito che si poteva dargli notizie certissime di colui, che cercava. Era sì abituato alle noje, ai disinganni; tante ne aveva subite, tanti provati durante il suo viaggio, che gli sembrava impossibile non incontrarne anche questa volta.
Fu in una bella locanda, ove alloggiava, che interrogò l'amico di
Federico.