«Io so bene che nulla avrei negato a donna Livia. Potessi rivederla almeno! compiere i suoi voti!… Ah questo amore sarà il mio tormento!… Ma pure….»
Pure, pensava forse, quel tormento gli era talvolta caro. Quell'affetto senza speranza, che la sua ragione poteva comprimere, ma non soffocare, lo inebbriava colla sua medesima amarezza. Si era identificato colla sua esistenza, soltanto con essa sarebbe finito.
Intanto, immerso sempre ne' suoi soliti pensieri, il conte procedeva verso la città, ove troverebbe Federico di Chiarofonte.
Le terre venete, parte delle lombarde gli passarono innanzi come una fantasmagoria, cui non badava.
Finalmente arrivò a Milano.
Là tutto doveva finire, là tutto si deciderebbe!…
XII.
Fu con questa convinzione, tra l'ansietà, la speranza, il timore, che il cavaliere di Malta si fece annunziare a Federico di Chiarofonte, il brillante ufficiale spagnuolo, marito di Camilla, come un gentiluomo forastiero, che doveva parlargli.
Egli fu ricevuto all'istante.
Federico era solo colla sposa in una vasta sala.