All'entrare in quella stanza, il conte provò una forte emozione. Camilla lo colpì colla sua maestosa ed imponente bellezza; e Federico, benchè non gli richiamasse come Gabriella la sua famiglia, lo impressionò vivamente.
Mai aveva egli veduto un cavaliere, che riunisse maggiori pregi esteriori; quell'aspetto distinto e gentile, quei tratti belli e nobili, ai quali una leggiera impronta d'orgoglio dava maggior risalto, lo prevennero all'istante in favore di Federico.
—Voi avete a parlarmi, signore? chiese questi al conte di San Giorgio alzandosi.
E notò allora la croce ottagona, che fregiava l'abito nero del forastiere.
Che può volere da me questo cavaliere di Malta? pensò.
—Sì, devo parlarvi, rispose il conte, e di cose importantissime.
Camilla ascoltava con ansietà; ella aveva mille motivi per sperare e temere di tutto; ma, come sempre, nulla la tradì.
—Segretamente? domandò l'ufficiale.
—Sì; ma vostra moglie può rimanere, disse il conte, inchinandosi a
Camilla.
—Vi ascolto, cavaliere. Sedete.