E Chiarofonte porse una sedia al forastiero, e prese poi posto egli stesso su di un'altra.
Camilla era adagiata sovra un gotico seggiolone di velluto rosso.
Il conte non era sorpreso della ricchezza del mobilio, della servitù abbastanza numerosa veduta prima, poichè gli era stato detto possedere la moglie di Federico una sostanza ragguardevole.
Solo trovava strano che Gabriella fosse in una posizione tanto diversa.
Mentre egli, pensando a questo, rimaneva ancor silenzioso, mentre Camilla tentava vincere l'emozione che le cagionava quella impreveduta visita, giacchè dall'accento del conte ella aveva sospettato ch'egli potesse essere siciliano, Federico richiedeva il forastiero del suo nome.
—Mi duole, rispose questi, dover attendere a soddisfarvi; ma spero poter poi dirvi le ragioni che a ciò mi astringono, ed esse, ne son sicuro, vi convinceranno.
—Come credete, cavaliere.
Camilla turbossi a quell'esordio misterioso. Ah! le abbisognava un grande imperio sopra sè stessa, per attendere colla immobilità di una statua.
—Vi espongo tosto lo scopo della mia visita, disse il conte all'ufficiale; io vengo da Rimini, là vidi vostra sorella.
Per diversi motivi Federico provò una sensazione penosa; sua moglie una terribile.