Allora ella, a voce bassa, e concitata, cominciò in tal modo, unendo come sempre la menzogna alla verità:

—Sulla fine del 1570 io mi trovavo in Dalmazia con mio padre, che da poco era ritornato in patria dalla Germania. Aveva di là condotta seco una signora dalmatina d'origine, che per questo aveva fatto il viaggio con lui. Ella andò ad abitare in una casa vicina alla nostra. Quella signora era ancora assai bella, ma molto triste; si chiamava Emma di Chiarofonte.

—Mia madre! interruppe Federico; come? se la credevo morta da lunghi anni!…

—Infatti! mormorò meravigliato il conte; anche vostra sorella mi aveva detto lo stesso.

Camilla proseguì.

—Sì: era vostra madre, Federico; divisa da un pezzo da suo marito, per quale motivo non so.

L'ufficiale parve annuvolarsi.

Il conte non sapeva che pensare. Se i suoi parenti di Catania erano stravaganti, quelli che andava ritrovando lo erano certo ben più.

—Dopo qualche tempo, continuò Camilla, la signora di Chiarofonte ammalò gravemente; fece supplicare mio padre di recarsi da lei, perchè aveva un importante segreto da rivelargli. Vi andò subito; quando ritornò in casa, ella era già morta; egli portava seco questa cassetta. Per qualche tempo non mi disse che cosa gli avesse confidato quella signora. Ma poi, sentendosi in fin di vita, l'otto settembre 1571, mi fece appressare al suo letto e mi disse: la signora di Chiarofonte mi confidò che suo marito, guerriero della repubblica veneta, morto già da molto tempo, portava un nome falso; che era stato diseredato, scacciato dalla sua famiglia per avere sposata lei, e che era il figlio secondogenito del duca dell'Isola…

—Non più dubbi, esclamò il conte; e se queste prove…