Il conte pure taceva; pensava, tra le altre cose, che probabilmente il povero cavaliere dell'Isola era stato anche tradito, abbandonato da quella donna, alla quale aveva tutto sacrificato….
Bisognerà, diceva tra sè, nascondere a tutti questa nuova onta!.. Mi pare che questo giovane tacerà volentieri… Che ne direbbe il duca? Sarebbe un altro imbarazzo.
Federico chiese per prima alla moglie la memoria scritta da suo padre.
Era lunghissima, ed egli la lesse attentamente, e con viva emozione.
Intanto il conte scorreva le altre carte.
Vi era l'atto di matrimonio tra Emma X. ed il cavaliere dell'Isola, firmato dal prete, di cui si aveva poscia coll'oro comperato il silenzio, e l'atto di nascita del cavaliere dell'Isola.
Eravi un biglietto dell'avo di don Francesco, col quale ordinava al cavaliere suo figlio nei termini più duri di apporre la propria firma ad un atto di rinunzia, col quale anche lo si diseredava, e che gl'inviava da un servo fidato.
È la pergamena distrutta da donna Livia, pensò il conte.
Poi vi erano copie degli atti di nascita di Federico e di Gabriella e diverse lettere, che il cavaliere dell'Isola conservava religiosamente come ricordi della famiglia, tra le quali due della contessa di San Giorgio.
Dinanzi a quelle prove importantissime, autentiche, indiscutibili, il cavaliere di Malta perdeva quasi la memoria di quanto aveva narrato Camilla; comprendeva solo che quelle prove dovevano bastare anche per don Francesco.
L'ufficiale terminava allora la lettura dello scritto di suo padre.