—Ebbene? gli chiese il conte.
—Ebbene, rispose egli, mio padre mi ordina di accettare; ubbidirò. Comprendo che desiderava vivamente che io portassi il suo nome, e che lo avrà desiderato anche negli ultimi istanti di sua vita.
—Sì; obbeditelo, riprese il cavaliere di Malta, è vostro dovere.
E stendendogli la mano:
—Voi siete mio cugino, gli disse; mi chiamo il conte di San Giorgio; mia madre fu sorella al vostro genitore.
L'ufficiale strinse la destra del cavaliere; entrambi erano commossi.
Camilla li considerava sorridendo, mentre macchinava nell'animo mille progetti.
—Ora vi dirò come dovete condurvi per farvi rendere il vostro nome ed i vostri beni.
E dopo essersi arrestato un poco:
—Il duca dell'Isola, fratello a vostro padre e nostro zio, morì nel gennaio scorso: negli ultimi momenti di sua vita rivelò che il cavaliere dell'Isola, creduto da tutti estinto, viveva forse ancora nelle terre Venete sotto un falso nome, e che doveva aver figli. Aggiunse che suo padre aveva perdonato al figlio diseredato un giorno, ordinando gli si rendesse il nome e la terra di S… colle vastissime dipendenze. Mio zio non lo fece; se ne pentì però amaramente, e qualche momento prima di morire fe' distruggere l'atto fatale, ed espresse il desiderio che si venisse in traccia di voi… Ma…—ed esitò un poco.—Don Francesco, l'attuale duca dell'Isola, non divideva intieramante le idee di suo padre moribondo… Credeva bastasse la distruzione di quella pergamena….