Il conte di San-Giorgio aveva ottenuto il suo scopo, ed i desiderii di donna Livia si realizzavano.
La colpa del padre di don Francesco stava per venir riparata: i figli del cavaliere dell'Isola riacquisterebbero i loro diritti, quei figli, che il conte aveva tante volte disperato rinvenire.
Ed erano degni del nome, che gli attendeva.
Uno era un ufficiale valoroso, considerato; l'altra una donna triste e sofferente, ma che nulla di male aveva fatto.
Nulla eravi in essi, che potesse dare a don Francesco pretesto di arrossirne. Egli, perdonando alla sua sposa la distruzione della pergamena, doveva essersi preparato a subir le conseguenze di una tale distruzione, benchè poi con tanta pertinacia si fosse ostinato ad ottenere il silenzio di tutti, benchè tanto contrario ad una riparazione.
Ecco quanto dicevasi il cavaliere di Malta: ecco ciò che andava ripetendosi…. Eppure non era tranquillo!
Tristi contraddizioni del cuore!…
Egli, che il giorno prima ancora avrebbe data una fortuna per sapere quanto sapeva, si domandava ora involontariamente se il progetto di donna Livia non fosse stato troppo ardito. Per lei sola se lo domandava, per lei soltanto temeva!…
Era forse frutto della solita tendenza, che si ha di trovar cagione di rammarico in una meta appena raggiunta? dietro cui si corse per molto tempo?
Pure il conte era ansioso di veder restituire ai suoi cugini sconosciuti sin là quanto loro si doveva; ma avrebbe voluto fare egli stesso tale restituzione.