Indi:
—E mio padre non avrà mai scritto a questo zio?
—Vostro padre sapeva che, sin quando esisteva l'atto, col quale lo si diseredava, e dove egli stesso aveva firmata la sua rinunzia, sarebbe stato inutile ogni tentativo.
—È vero.
—D'altronde non avrà ardito confessare allo zio l'errore…. giovanile…. pel quale era stato scacciato. Se gli avesse detto che per tale errore il duca lo aveva punito, suo zio, anche perdonandogli per tenerezza, lo avrebbe esortato a subire in pace la punizione inflittagli dal duca. Poi vostro padre era di natura mite; si sarà spaventato all'idea di suscitar delle lotte, di ridestare la terribile collera del suo genitore, che lo aveva maledetto.
Federico sospirò.
—Ma di quella maledizione, proseguì il conte, il duca si era pentito poi; intieramente la revocò; e se i suoi desideri fossero stati esauditi, i suoi ordini seguiti, il cavaliere dell'Isola già da vent'anni avrebbe riacquistato i diritti perduti, e la posizione ov'era nato; perchè, quantunque il duca fosse stato spinto dall'orgoglio ferito, dalla collera a punirlo, lo aveva in passato amato moltissimo, in modo affatto esclusivo…. Ah vostro padre fu molto infelice!… Espiò crudelmente un istante d'oblio….
Il conte era lì per aggiungere:—E nemmeno l'amore gli rimase!—ma credette meglio non dirne nulla.
—Farò quanto mi consigliate, disse dopo un momento Federico; è molto vecchio questo mio zio?
—Credo di si; fu anche padrino a vostro padre, che si chiamò Anselmo come lui.