—Nulla è impossibile quando la giustizia lo esige.
—Che volete dire con ciò? Che io sono ingiusto?
—No; ma che ringrazio il cielo, il quale non permise….
—Tacete! tacete! esclamò il duca furioso.
Egli si sentiva tratto con violenza ad imporre colla forza silenzio a sua moglie, a gettarle almeno in viso una di quelle parole umilianti che trafiggono coloro cui sono dirette, ed avviliscono tante donne, le quali cadono allora ai piedi di chi le insulta; ma donna Livia! Ei la conosceva: guai se non l'avesse rispettata!
Che avrebbe dato in quell'istante per non amarla?…
Ed invece la fermezza di lei, il suo coraggio gliela rendevano maggiormente cara.
Ella sembrava riflettere.
—Signore, disse poi con calma; io voglio sperare che, quando vi rifiutaste a distruggere quella pergamena, non avevate calcolato quanto ciò sarebbe stato ingiusto; e che ora mi approvate, perchè troncai delle esitazioni senza dubbio involontarie…. Voi dovete comprendere,—aggiunse con qualche alterezza,—che io ho bisogno di udir questo dall'uomo di cui porto il nome.
—Ma come! quale ardire? Siete voi ora che interrogate?