—Sì: pensate anche che, operando come avevate divisato, non avreste potuto rammentarvi vostro padre, la sua morte, senza rimorsi amari e crudeli.
—Non colmate la misura, donna Livia, esclamò il duca impazientato.
—Chiamate voi colmar la misura parlando così? Ah no! È dirvi la verità, la sola verità!
—Ma credete voi che io sopporterò d'essere insultato a tal segno? Non sapete dunque, signora, che potrei, se lo volessi, punirvi severamente? Che ne ho il diritto?
—Il diritto? disse la giovane duchessa con amarezza: dite il potere, signore, ma non il diritto. Del resto usatene, se lo credete. Non sarà già il timore che mi chiuderà le labbra.
—La vostra temerità è grande, donna Livia: oh lo riconosco! ma non so se la conservereste sempre in faccia al pericolo….
Ed il suo pensiero ricorse forse un momento ai bravi, ai trabocchetti, ai veleni ed alle altre galanterie di simil genere, che in quei tempi di felice memoria sbarazzavano più di un nobile marito di una sposa o nojosa, od incomoda.
Ma egli non avrebbe potuto rassegnarsi a non veder più colei che gli stava dinanzi, la sola donna che avesse amata, che amasse ancora. Si sarebbe punito egli stesso. Non poteva dunque ascoltare tali tentazioni…. Soltanto se avesse creduto donna Livia infedele, sarebbe stato capace di essere crudele verso di lei; ma, benchè l'avesse sempre sorvegliata con tutta la gelosia che può suggerire la passione più viva, l'amor proprio più sconfinato, non aveva mai trovato nulla a rimproverarle.
Però in quell'istante avrebbe voluto atterrirla, perchè da ciò dipendeva in parte la riuscita di un piano ch'egli avea concepito subito dopo la distruzione della pergamena.
—Voi non parlate più, le disse ironicamente: oh dunque cominciate a temere!…