—Accetto con piacere, rispose il cavaliere di Malta inchinandosi a
Camilla.
Ed escì col cugino.
Dopo aver camminato qualche tempo in quella vecchia parte di Milano scambiando poche parole sul misterioso affare di famiglia, che egualmente li preoccupava, Federico domandò al conte se fosse entrato nella chiesa di Sant'Ambrogio, innanzi a cui passavano.
—Sì, rispose egli. Quest'oggi ho girato molto la città, e no ho vedute le cose più degne di attenzione. Ho ammirato il duomo, che, quantunque non terminato, mi destò meraviglia; molte altre chiese; le vie principali; i palazzi, e sopratutto presi piacere ad osservare le fabbriche d'armi, per le quali va tanto celebre Milano. Acquistai anzi due magnifiche spade, che forse serviranno pei Turchi, nel caso volessero prendersela ancora coi cavalieri di Malta.
Federico sorrise.
Io pure li conobbi i Musulmani a Lepanto, disse; e me ne lasciarono ricordo.
Erano intanto giunti dinanzi alla locanda, ove alloggiava il conte.
I due cugini si separarono, ripetendosi:
—A domani.