Dodici giorni dopo Gabriella era sola, più che mai spaventata ed atterrita. La sua povera ragione si smarriva in mezzo alle idee orribili, che la tormentavano.

Dal dì che il conte di San Giorgio era venuto in sua casa, la vita era stata per lei un vero peso.

Che mai sarebbe avvenuto?

Fu al cavaliere di Malta che prima pensò, udendo quella mattina battere alla sua porta, ove non si presentava quasi mai alcuno.

Ordinò si aprisse, ma non più colla speranza, colla fiducia, colla quale altra volta aveva ordinato d'introdurre il conte, credendolo Marco.

Attese tremante.

La persona che aveva battuto entrò sola, e rinchiuse l'uscio dietro a sè.

Era una donna: era Camilla.

Gabriella mise un grido, ma debole, ma soffocato.

Sua cognata si avanzò verso di lei; le si assise vicino; le prese una mano.