—Non vi spaventate, Gabriella, disse con accento insinuante. Io sono venuta a chiedervi perdono.
—Perdono! mormorò la giovane vedova attonita, ma pur sempra paurosa.
—Sì, ascoltatemi, ve ne supplico. Ma ditemi prima che di me non temete.
Camilla non sorrideva come al solito; pareva anzi assai triste, e forse quella tristezza, grazie ai timori che l'agitavano, non era simulata.
Nella povera Gabriella destò una specie di compassione.
—Parlate, signora, balbettò.
—Gabriella, io non voglio negare i torti, che ebbi verso voi; ma se sapeste per qual motivo possente fui costretta ad assecondare vostro marito, avreste pietà di me, fors'anche mi compatireste.
Gabriella aprì i suoi languidi occhi, li fissò in volto a Camilla, tra la timidezza, il timore, l'emozione. Ella pensò a Marco, pensò che la causa da lui addotta per giustificare Camilla doveva essere vera.
«Sì, disse tra sè, queste parole mi provano che mio marito conosceva la sua origine, e ch'ella ne comperò il silenzio.»
Pure non era certo rassicurata: Marco non le aveva anche detto di diffidare di Camilla?