E ciò aveva detto con qualche ironia a donna Livia, che credette meglio lasciarglielo pensare.
Tal contegno di lei lo aveva convinto di aver dato nel segno; sicchè, fino al ritorno del conte di San Giorgio da Malta, pensava poter vivere tranquillo.
Ed una specie di pace era rientrata nella nobile famiglia. I soliti rapporti fra i suoi membri erano stati ripresi dopo poco tempo.
Donna Rosalia aveva giurato al duca il silenzio senza la menoma difficoltà, sapendo di poterlo fare senza scrupolo.
Ella viveva sempre nelle stesse angosce; nulla sapeva delle intenzioni del principe, nè della promessa fatta dal duca a donna Maria, o piuttosto del patto conchiuso fra loro.
La giovinetta continuava a piangere in segreto, compatita soltanto, in segreto pure, dalla duchessa.
Il principe degli Alberi veniva di rado assai al palazzo, perchè il duca, all'opposto del padre, non amava le visite.
Era sempre in presenza di tutti che il giovane parlava a donna Maria, e per soggezione di don Francesco, si strano ed altiero, non osava farlo a lungo, nè in modo che accennasse al loro amore.
Talora però donna Rosalia sorprendeva tra lui e la sorella di quei lunghi sguardi, che sono come il dizionario degli innamorati, e che talvolta dicono più di un poema.
E quegli sguardi la gettavano nella costernazione. Eppure tentava illudersi ancora, ed almeno voleva attendere a perdere ogni speranza l'ultimo istante; come il condannato a morte, che talora non vuol persuadersi di dover perire se non al momento della esecuzione.