Quante povere donne non lo provarono!
Riguardo alla duchessa non sarebbe agevole definire ciò ch'ella sentisse per suo marito.
Comprendeva certo ch'egli l'amava con passione; ma quell'amore era di tal natura, ch'ella non poteva spiegarselo.
Mai il duca le aveva fatto un sacrifizio, e la di lui naturale durezza distruggeva l'effetto, che forse la sua costante affezione avrebbe potuto poco a poco ottenere.
Egli aveva voluto donna Livia, benchè sapesse che ella non lo amava; dunque gli bastava esserle marito.
La duchessa evitava quasi di guardare troppo addentro in quel cuore per tema di atterrirsi.
Ma il sentimento del dovere, un figlio, più di due anni di convivenza la legavano al duca; ed ella, sin dal giorno, in cui era stata forzata a sposarlo, col cuore pieno di un'altra immagine, si era proposta di fare il possibile onde avere per lui qualche affezione, e la sua freddezza abituale col duca non assumeva mai il carattere della noja; era troppo saggia per questo, giacchè don Francesco non avrebbe tollerato troppo.
Non imitava insomma quelle donne, che, anche mostrando accettare di buon grado un marito, si propongono di odiarlo perchè hanno già amato.
Volentieri ella avrebbe temperato la durezza del duca, come sinceramente aveva desiderato evitargli una colpa, ed anche per lui stesso tentato ripararla suo malgrado.
Donna Livia non era certo una donna comune; vi erano nel suo cuore dei tesori di sentimento, e nel suo spirito una rara facilità di comprendere, d'indovinare.