—Ebbene?

—Io la odio! Vorrei vederla infelice! Ah che anche vivendo non potrò salvarmi, la mia anima è perduta!… A che vivere dunque?

Il suo accento era sì cupo in quell'istante che donna Livia temette fosse per riprenderla l'antica tentazione. Ed esclamò:

—V'ingannate, quest'odio sarà fugace; la gelosia sola lo mise nel vostro cuore, e voi non siete colpevole per avervelo accolto, senza volerlo, soltanto cedendo alla natura.

La voce della duchessa era sì persuasiva, che impressionò vivamente donna Rosalia.

—Oh mio Dio! sarebbe vero? disse.

—Ma sì, certamente, non ne dubitate. Poi, proseguì donna Livia,—a cui il desiderio di vendetta lasciatole scorgere dalla fanciulla aveva additato altra via,—trovate in quest'odio istesso, trovate nella gelosia la forza di cui avete bisogno.

—Che volete dire?

—Di non lasciare scorgere a donna Maria le vostre pene; non vi sentite fremere all'idea di divenire per lei un oggetto di compassione?

Tali parole destarono il fuoco dello sdegno in donna Rosalia.