All'ora stabilita il principe degli Alberi pallido, commosso, ma felice entrò, seguito da diversi parenti, nella gran sala terrena del palazzo del duca.
Era vestito con magnificenza: portava al collo una grossa catena d'oro, ed aveva l'elsa della spada tempestata di gemme.
Fu ricevuto da don Francesco, il quale era pure vestito assai riccamente, benchè, seguendo il suo costume, in modo alquanto severo. La sua spada, come quella del principe, scintillava di gemme all'impugnatura.
Gl'invitati non erano numerosi. Don Francesco aveva preso pretesto dalla morte ancora recente del padre per non celebrare le nozze con soverchio chiasso.
Finalmente entrò la sposa accompagnata dalla duchessa.
Donna Maria era divina; mai il suo sorriso era stato più seducente, i suoi occhi più scintillanti.
Un magnifico abito di raso bianco ricamato in oro, i giojelli che l'adornavano, l'acconciatura elegante, il candido e finissimo velo, che formava come una fantastica nuvola intorno al di lei volto, facevano risaltare maggiormente la sua rara bellezza.
La duchessa portava un vestito di raso azzurro ricamato in argento. Quel vago colore armonizzava coi suoi begli occhi; ella era adorna di grossissime perle di un gran prezzo, che s'intrecciavano a' suoi capegli, e le circondavano il collo bianco ed elegantissimo.
Quel vestire dava maggior risalto alla grazia voluttuosa ed insieme severa, che formava il fascino principale di donna Livia, un fascino che le era tutto particolare, e che anche le più belle non possedevano.
Sembrava un po' seria, ed era facile comprendere che assisteva a quella cerimonia per pura formalità.