Donna Maria e la duchessa parevano due rose smarrite in un gineprajo.
Appena la comitiva fu di ritorno in palazzo suonò il mezzo giorno: e quasi subito entrarono in una magnifica sala, ove venne servito un pranzo sontuoso.
Ma l'atmosfera era per così dire fredda, glaciale. La conversazione languiva: nondimeno quel pranzo fu di una lunghezza interminabile, tanta era la copia dei cibi, delle bevande, delle pasticcerie. Il principe e donna Maria, seduti l'uno vicino all'altro, sorridevano soli.
Forse il contegno del duca, sempre freddo ed altiero, contribuiva a mantenere in tutti una cerimoniosa etichetta.
Tuttavia i brindisi ai nuovi sposi non mancarono, ma non poterono destare l'allegria ed il chiasso.
Dopo il convito, che terminò quasi a sera, tutti si recarono in una magnifica sala illuminata con molta splendidezza, uve numerosi servi vestiti sfarzosamente giravano dì continuo con bacili d'argento carichi di rinfreschi e di confetture.
Il duca parlava con diversi gentiluomini; donna Maria era accerchiata dai parenti del principe; la duchessa credette giunto l'istante di attenere la promessa fatta a donna Rosalia.
Si assise sola in un canto dell'ampia sala; il principe era li vicino, ma donna Livia non sapeva ancora decidersi.
Forse, forse non lo avrebbe potuto; quella sera sentivasi inquietissima.
Non sarebbe ella stata più felice, pensava, sola, ricca, padrona di sè, anzichè in quella casa insieme a persone, che tanto da lei differivano? con un marito, che l'amava molto, ma sì ostinato, sì sospettoso; per rimediare alla colpa del quale le era occorso adoperar mezzi segreti, di cui attendeva il risultato senza terrore, ma con apprensioni, che il carattere violento del duca giustificava pur troppo?