Don Francesco peccava nell'eccesso opposto al principe. Questi si compiaceva di soverchio nel vedere ammirata donna Maria, mentre egli invece credeva aver solo il diritto di guardar la duchessa.
Ed intanto la duchessa era tormentata da mille pensieri.
Ella diceva a sè stessa che il conte non doveva tardar molto a ritornare, se veramente gli era stato possibile ottenere dal gran maestro il permesso… E la sua agitazione era grande naturalmente.
Quando trovavasi sola, e vi si trovava quasi sempre, immaginava le ipotesi più possibili, gli scioglimenti più probabili che avrebbe quel doloroso affare.
Il duca era egoista. Perdonandole la distruzione della pergamena aveva pensato più per sè che per lei; ma al momento di un reclamo, quando quell'atto abbruciato gli sarebbe indispensabile, che le direbbe?
E se si ostinava ancora? E se i reclami fossero fatti in modo, ch'ei potesse respingerli?… E se veniva soprattutto a sapere della missione affidata al conte….
Eppure, come sempre, non era pentita.
Nulla poteva abbattere il suo coraggio; pochi uomini possedevano la sua fermezza; così era agitatissima ma risoluta.
Attendeva.
Il duca si assentava sovente. Ora le caccie, ora gli affari, le visite alle numerose tenute, che egli e donna Livia possedevano, ne erano causa.