La diffidenza estrema, che provava per tutti, l'attività, l'irrequietudine del suo carattere lo portavano ad occuparsi ed a sorvegliare attentamente quelli, che da lui dipendevano.
Alle volte, vedendo la vita brillante, che conduceva donna Maria, sempre in società numerosa, chiedeva a sè stesso se ei non tenesse troppo rinchiusa la duchessa, e se ciò potesse finire per annojarla.
Ma poi, secondo il solito, trovava che era per il meglio, che d'altronde donna Livia non amava i piaceri; dicevasi che la di lui conversazione doveva bastarle, e che a forza di veder lui solo finirebbe per trovarvi piacere.
Lo sperava perchè da qualche tempo la duchessa gli pareva meno taciturna.
Ciò era infatti, perchè ella, in previsione dei futuri avvenimenti che aspettava, credeva necessario non alienarsi troppo don Francesco.
VI.
Sulla fine di giugno, un dopo pranzo, donna Livia era sola come al solito nel suo gabinetto; aveva appena rimandato il bambino colle donne, quando ad un tratto don Francesco entrò chiudendo con impeto l'uscio dietro di sè.
Era alterato, agitatissimo.
Dal suo contegno donna Livia indovinò qualche avvenimento importante, non preveduto da lui.
Egli teneva nelle mani due lettere; si piantò in faccia alla duchessa.