E con questa quante attenzioni per la sua salute! La povera amica di Marco aveva finito quasi per non più temer Camilla, per credere ad un sincero pentimento di colpe involontarie.
Del resto la conversazione aveva sempre languito assai, chè tutti avevano pel capo mille cose gravi.
Federico erasi mostrato il più distratto di tutti. La sua preoccupazione pareva aumentare a misura che si procedeva verso la Sicilia.
Subito dopo la partenza del conte di San Giorgio, l'ufficiale si recò nuovamente dal superiore suo zio, che lo aveva fatto chiamare.
—Ho deciso, gli disse il frate, che quest'oggi istesso partiremo per
Catania.
—Quest'oggi? domandò Federico un po' esitante.
—Sì, nipote. Ho già divisato come devo agire. Ho scritto una lettera al duca dell'Isola, nella quale lo metto al fatto, o piuttosto, aggiunse con un sorriso un po' sardonico, mostro metterlo al fatto di tutto. Vi unisco la vostra lettura, che mi mandaste jeri dal conte di San Giorgio, ove esprimete le vostre idee. Discenderemo al palazzo di un gentiluomo che ospitai molte volte, che mi fece reiterate offerte, ed il cui zio fu mio grande amico. Da qualche mese non lo vedo, ma abita Catania. Si chiama il principe degli Alberi, è molto cortese; sarà lietissimo, ne sono sicuro, di ospitarvi per quei pochi giorni che dovrete trattenervi a Catania. Non potreste, comprendete, alloggiare in alcuna locanda per non dar luogo a ciarle, che forse offenderebbero il duca dell'Isola…. Andate ad avvertire vostra moglie e Gabriella, nipote. Io sono pronto anche adesso.
—Vado, rispose il giovane.
E si accommiatò dallo zio.
Si diresse verso una locanda vicina, ove il giorno prima era disceso col conte.