Era prudente questo signor cavaliere, aggiunse tra sè; don Francesco avrebbe detto volentieri anche ciò ad alta voce, ma gli sembrava bastasse.

—Ora, riprese il superiore, ecco una memoria scritta da mio nipote, firmata col nome, che aveva assunto da una terra comperata nel Vicentino.

Il duca la prese con distrazione, guardò la firma, divenne pallido come la morte.

Si alzò involontariamente.

—Chiarofonte!… disse; il cavaliere dell'Isola aveva assunto questo nome?

—Sì! esclamò sorpreso il superiore; lo intendeste forse pronunziare altra volta?

Don Francesco non rispose: con uno sforzo violento, ritornò a sedere, indi:

—E questo figlio, questo ufficiale militò sempre nell'armata spagnuola?

Egli attendeva con terrore.

—No, rispose il frate; era dapprima guerriero della repubblica veneta; lasciò il servizio di questa dopo Lepanto, dove era rimasto gravemente ferito.