—Sì; ma a condizione che egli non mi provochi. Ella mi assicurò che sperava ottener questo da lui. Bisogna dire sia riescita perchè il duca non mi mandò finora messaggio alcuno, mentre ieri, all'udire che avevo portato il nome di Chiarofonte, egli disse a mio zio che avrebbe fatto chiedere di me, e che desiderava, assai conoscermi. Donna Livia mi aveva narrato che egli sapeva del nostro amore; compresi dunque che cosa volesse il duca da me…. Ma, te lo ripeto, non ebbi finora sue notizie.
—Sia ringraziato il cielo! Se tu sapessi quanto ho temuto, allorchè il mio servo mi raccontò di averti veduto risuscitato, e che ti recavi a Catania! Non potendo sospettare il vero, pensai che tu volessi riveder donna Livia… Lasciai Messina all'istante, e corsi qui come un pazzo.
—Comprendo, ma non avrei fatto scene; non sono sì imprudente.
—Meglio così; d'altronde hai moglie; è da un pezzo?
—Da due anni, rispose imbarazzato l'ufficiale.
—Come?… Appena….
—Sì: fui curato da lei tanto affettuosamente; ero in sua casa…. È un destino il mio che abbia sempre a trovarmi ferito vicino a donne belle!…
Dal Pozzo sorrise.
—Non avevo dimenticato donna Livia però. L'ho amata sempre: ma a che sarei ritornato? A che darle mie notizie?… Doveva essere già maritata, pensava. Il marchese, lo comprendevo bene, non avrebbe perduto tempo. Egli non era contento; sai che l'ho sempre pensato. Per questo ero pentito d'aver parlato a donna Livia d'amore…. e dolente quasi d'esserne amato tanto…. Ah! perchè non ho saputo tacere?… Non avrei turbata la sua esistenza…
—Infatti sarebbe stato meglio. Tu mi sembri alquanto triste,
Federico.