—Voi lo scusate!…
—Lo devo: poi, comprendete, desidero anche persuadere a me stessa ciò che vi dico: cioè che l'orgoglio, l'ostinazione, sì forti in lui, siano i suoi soli moventi.
—Ah, donna Livia, io quella notte ho temuto assai la sua collera per voi…. Faceste bene a desistere da una aperta opposizione: sarebbe stata troppo pericolosa.
La duchessa sorrise amaramente.
—Non è il timore che mi consigliò; ma il pensiero di mio figlio: e d'altronde che avrei ottenuto, continuando a provocare don Francesco? Nulla…. Ma per mio figlio istesso io desidero riparare a quella ingiustizia…. E per farlo senza destare troppi odj, e per evitare altre scene tristi, ecco quanto ho pensato.
Il conte di San Giorgio si fece attentissimo.
—Ora, proseguì donna Livia, la pergamena non esiste più: e se vostro zio od i suoi eredi venissero a reclamare, attestando, come potranno certamente farlo, con prove autentiche, la loro identità; don Francesco non potrebbe rifiutarsi a rendere ad essi quanto è loro dovuto. Mi comprendete?
—In parte: continuate, signora.
—Ma, onde non contrastare troppo apertamente col duca, bisognerebbe cercare di loro segretamente: ed una volta trovatili, fare che essi reclamino, mostrando però non essere stati consigliati da alcuno, e soltanto perchè la morte del vecchio duca dell'Isola giunse casualmente a loro cognizione.
—Vi comprendo, donna Livia: ed io, sì, io li cercherò.