—Vi ringrazio, cavaliere: sapevo non contare invano sopra di voi.

—Sì: avete ragione: questo è il mezzo migliore infatti. Sono pronto a secondarvi intieramente. Come credete che io debba agire?

La giovane duchessa parve commossa da sì completa devozione; indi:

—Mi diceste che un ordine vi chiama a Malta tra breve: mostrando quell'ordine come per caso a don Francesco, ei non potrebbe concepire il menomo sospetto. Giunto a Malta, potrete disimpegnarvi ed ottenere un lungo permesso?

—Sì, lo posso: mi basterà vedere un momento il gran maestro: fra qualche giorno partirò.

E prima che ella rispondesse, riprese:

—Avevo pensato un istante a prendere sopra di me ogni responsabilità, svelando il segreto, poichè voi avevate distrutta la pergamena; ma allora…. Voi conoscete don Francesco!… Un duello a morte con lui sarebbe stato inevitabile. È inutile dirvi perchè ne rifuggii.

—Aveste ragione, conte: un duello tra voi e mio marito, qualunque risultato avesse, mi sarebbe causa d'eterna amarezza.

—Ma, e come eviterete lo sdegno del duca, quando questi nostri parenti venissero a reclamare?

—Don Francesco mi disse che, se io serbo il silenzio, mi perdona la distruzione della pergamena. Voi fate in modo che il cavaliere dell'Isola, od i suoi figli non suscitino scandali. Così il duca si persuaderà più facilmente, e sarà possibile far credere che nessuno di noi conosceva la loro esistenza. Pur troppo il vostro compito non sarà facile; perchè ignoriamo qual nome essi portino; ma siccome il vecchio duca prima di morire disse sapere che suo fratello aveva preso servizio nell'armata della repubblica veneta, così dimorerà ancora su quelle terre: o, se egli più non esiste, è là che potrete aver contezza de' suoi figli.