Udì la dalmatina passeggiare, indi escire.

Gabriella, atterrita dalla morte del principe, dal contegno di Federico, dopo che innanzi a lui si era pronunciato il nome di donna Livia del Faro, sorpresa dalla strana amicizia strettasi fra la principessa e Camilla, colpita dalla cupa esaperazione di questa, si rammentò gli avvertimenti di Marco, che, come un lampo, le attraversarono lo spirito….

Sì alzò più leggiera di un fantasma; escì dalla sua stanza; penetrò in quella di Camilla, paventando per la vita del fratello, del quale ignorava l'assenza.

Iddio sembrava guidare quella donna sì pallida e triste ed infonderle coraggio.

Nella stanza di Camila non vide alcuno, ma udì la voce di lei nel gabinetto attiguo.

Guardò dalla fessura. La principessa tetra e cupa era colla dalmatina.

Gabriella accostò l'orecchio tremante: poi di tanto in tanto guardava ancora.

Quelle due donne così belle avevano in quel momento un aspetto terribile.

Sembravano di quelle fate malefiche discese sulla terra in sembianze celesti, onde ingannare e spargere più facilmente intorno a loro le lagrime e la morte.

Ed a danno di chi macchinavano esse?