Di una giovane donna, che nulla di male aveva lor fatto, che anzi avrebbe voluto perdonare tutto quello, che esse avevano tentato farle, ma che ai loro occhi aveva il torto gravissimo di essere difesa, amata, rispettata da chi le insultava, le odiava, le disprezzava; di trovarsi, per aver saputo vincere un amore grande, appassionato, quando sarebbe divenuto colpevole, nella sfera più alta, mentre esse erano precipitate nell'ultima.
—Sì, diceva donna Maria con voce strozzata, tremante, bisogna affrettarsi; e poichè il duca, quel mostro, non dubita di lei, poichè giammai la ucciderà di sua mano…. bisogna farla morire in altro modo.
—Domani, rispose Camila, ella morrà.
—Ma come farle propinare il veleno?
Gabriella provò un'emozione terribile, ma concentrò ogni sua forza nell'udito; ed era necessario, chè esse parlavano a voce bassissima.
—Sentite, principessa, diceva Camilla, io possiedo una fiala, che mi fu data da una donna boema; poche gocce del suo contenuto bastano ad uccidere appena fiutate.
Donna Maria, benchè un po' spaventata, non esitò.
—Ebbene, disse, ci varremo di tal fiala. Ma come fare che la duchessa ne fiuti il contenuto?
—Non mi diceste ch'ella ama i fiori? che quasi giornalmente gliene sono inviati dal suo castello in canestri, in cassette per garantirli dal caldo soffocante?
—È vero.