—La campagna ve la provvederò io, riprese il duca con un sorriso, che agghiacciò la principessa. Farò in modo che non possiate più nuocere ad alcuno.
—Voi mi farete assassinare in segreto! Siete capace di tutto, mormorò ella.
—Lo meritereste! E, se non fosse pel timore di attristare troppo donna Livia, lo farei!
Donna Maria respirò. Quantunque indispettita all'eccesso di dovere la propria salute alla sua nemica, pensò che una prigione non è la morte, e che certo troverebbe il modo di escirne. Però quell'avvenire l'atterrì egualmente.
—Ordinerete una carrozza, continuò don Francesco; io vi salirò con voi. Giunta al mio palazzo, la cangerete con una delle mie; partirete con una scorta sicura, che vi condurrà dove ho divisato. Rammentatevi bene: non un grido, non una parola all'escire di qui! Vi assicuro che ve ne pentireste!
—Oh! esclamò ella esasperata, dovrò io rinunciare a tutto? Se donna Livia non mi odiasse, se fosse quale la dite, non vi permetterebbe tale barbarie invece di consigliarvela!
—Ella sarebbe capace di perdonarvi ancora! ma io nol farò, perchè appena libera, tornereste a volerla perdere! Orsù, finitela; partiamo!
—Ah! ella è causa di tutte le mie sventure! Senza coloro, ch'ella inviò a cercare dal conte, io sarei felice! Sia maledetto il giorno, in cui quel superiore li condusse nel mio palazzo!…
—Maledite voi stessa! e rammentatevi che, senza esservi trascinata, tentaste sin da fanciulla di perdere la duchessa. Seguitemi!
—Voi! l'uccisore di mio marito!