—E così, chiese don Francesco, che novità abbiamo?

—Il cavaliere dell'Isola parte stassera con Dal Pozzo; conta recarsi fra qualche mese in Ispagna per sempre.

Il duca respirò.

—S'imbarcheranno sulla nave di quel veneziano, che mi narrò essere stato incaricato dalla duchessa di condurle i figli della sventurata, che la salvò.

Il duca esitò un poco, indi:

—A proposito della duchessa, conte, alcuni trovano la vostra devozione per lei un po' eccessiva.

—Comprendo, rispose il cavaliere di Malta alquanto imbarazzato, che vi furono fatte delle insinuazioni.

—Ebbene sì, non nego; e prima di riprendere la stretta relazione, che aveste sempre colla famiglia, troverete giusto che io desideri qualche spiegazione.

Queste parole furono pronunciate senza sdegno; ciò fece pensare al conte che donna Livia aveva già ottenuto dal duca la pace: e benchè un po' turbato, rispose con molta calma.

—Mi spiego le vostre parole colle scene sconvenienti provocate da donna Maria, e vi rispondo senza esitare. Io posso ammirare la duchessa come una donna superiore, ma nulla ho a rimproverarmi nè verso lei, nè verso voi; sicchè non riconosco ad alcuno, nemmeno a voi, duca, il diritto di discendere nel mio cuore e di discuterne i sentimenti. Posso riguardare la vostra felicità come sovrumana, ma non mai osare d'attentarvi nemmeno in pensiero. Donna Livia per me è sacra.